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Questa scritta era sulla rampa di accesso della stazione Lido Nord del treno Roma-Ostia.
Sono un ingegnere elettronico, interessato ad ogni costruttiva collaborazione.
Leggere questa frase ha stimolato in me una serie di riflessioni legate al rapporto tra noi la nostra povera italia (ed europa).
In particolare sulla mancanza di vincoli etici nella nostra disponibilita' a realizzare quanto ci viene richiesto, richiesto a noi progettisti.

Anche se non coinvolto nella realizzazione di opere pubbliche, sono sempre stato convinto che non si debba mai venire a patti con la propria coscienza.
Ad esempio dobbiamo sempre tentare di immedesimarci negli utenti/utilizzatori di quanto progettiamo, avere un minimo di empatia nei loro confronti, anche se questo significa rischiare personalmente
Fin troppo spesso, oggi, si accettano compromessi per salvaguardare il posto di lavoro, dal tengo famiglia.

L'azione dei tecnici puo' influire su quanto si realizza, fino a impedire la usabilita' di un servizio, di una apparecchiatura, di una interfaccia utente.
Nella vita di tutti i giorni capita di imbattersi in casi di mala gestione. I responsabili di questo spesso sono identificati nei politici, facili bersagli dell'ira dei cittadini, mentre di rado - e solo recentemente - si viene a sapere che i veri responsabili sono i quadri tecnici che non svolgono con coscienza il proprio lavoro, ma favoriscono gli interessi propri o quelli dei propri superiori gerarchici.

Eh si, perche' un politico lo possiamo (piu' o meno) mandare a casa entro breve tempo, mentre i quadri dirigenti rimangono ad occupare il loro posto a vita, salvo che non la facciano troppo grossa.

In modo simile al giuramento di Ippocrate dei medici (che pero' se non associato ad adeguati principi etici sappiamo bene non impedisce nefandezze), a tutti coloro la cui attivita' possa impattare con l'interesse pubblico dovrebbero insegnare a dire NO. Fin troppo spesso si viene a sapere che dei tecnici avallando l'indirizzo del politico o potente di turno hanno prontamente realizzato delle opere inutili o peggio contribuito allo sperpero delle risorse pubbliche, dei nostri soldi.
Quando qualche fattaccio sale alle cronache, nella generale irresponsabilita' e scarica-barile, si porta a giustificazione il loro ruolo di semplici tecnici che non prendono decisioni, prese a ben altro (ed alto) livello.

Si puo' obiettare che per questo sarebbe sufficiente quel senso civico di cui purtroppo noi italiani difettiamo, malgrado nella nostra lingua Stato sia una voce del verbo essere.
Lo Stato siamo noi in quanto cittadini. Spesso confondiamo il senso civico con l'amor di patria o con la conoscenza dell'inno nazionale.

Invece dobbiamo imparare che se i treni non marciano come dovrebbero, se i pubblici servizi fanno pena, la causa e' spesso da ricercare in quello spesso strato di funzionari pubblici che non svolgono il loro lavoro come dovrebbero, ma anche in tutti coloro che a qualsiasi titolo che sono complici del loro operato.

Perche' i funzionari non hanno mani. Da soli potrebbero ben poco. Chi fa le cose sono i loro dipendenti, i lavoratori, che rimbecilliti dai mezzi di comunicazione sembrano non riuscire a comprendere quanto l'attivita' del singolo possa influire sul bilancio complessivo della societa' di cui siamo parte.

Ma chi non fa parte della pubblica amministrazione non puo' sentirsi al riparo da simili rischi.
Di questi tempi, con la terziarizzazione che va tanto di moda, anche le imprese private i cui dirigenti spesso sono privi di adeguati scrupoli e i vari padroncini cui viene richiesto alla fine di eseguire quanto ordinato dalla committenza, sono parimenti responsabili.

La storia italiana e' piena di situazioni del genere.
Tutti quindi dobbiamo imparare a dire NO.

Report

Si, la trasmissione di Milena Gabanelli e complici (perche' anche lei non puo' fare da sola un programma) del 24 aprile 2016.
A proposito di affari propri, a tutti coloro che non possono fare altro che eseguire senza discutere gli ordini di chi ruba senza vergogna, puo' venire la voglia di fare la cresta.
E' ancora una indicazione che bisogna imparare a dire NO, magari - come e' successo al revisore dei conti delle ferrovie Nord - rimettendoci. E' una questione di igiene mentale.

Chi ruba: video o trascrizione in pdf
Chi fa la cresta: video o trascrizione in pdf.

Learn to say NO

These words had been written aside the steps on the Lido Nord station of Roma-Lido railway.
Read them stimulate many thoughts related to the relationship between us and our poor italy (and europe).
In particular about the lack of ethical blocks to our availability to do anything is requested us. Us - I mean - designers.

I'm an electronic engineer interested to any positive collaboration.
Despite I've never been directly in the realization of public works, I've always been convinced that we never must negotiate our consciousness integrity.
Too much often these compromises are related to working precariety (something that in Italy is often confused with work flexibility), for the necessity of working to survive (tengo famiglia, something like "I've a family to mantain").

In everyday life it happens to crash on mismanagement. The responsibles of these are claimed to be the politics, easy targets of citizens' anger, but not often - and only recently - people has been informed that the authors must be found in the technical managers that do not conduct professionally their work, but facilitate their own business or those of their own hierarchical managers.

Yes it is, because the political man can be thrown way (more or less) within a short time, while the managers may continue to occupy their workplace for life, excluding the case in which they are discovered in doing something dirty really excessive.

Similarly to physicians' Hyppocratic Oathes (that as we know do not forbids really dirthy things if not accompanyied to a sufficiently ethic behave), all those which activity can have an impact of public interest should be teached to say NO. It has been known in many cases (more than sufficient) that technical managers doing what asked them by partymans build useless works or - worst - wasted public money, our money.

It can be observed that it would be sufficient to have got a sufficient citizen sense, something of which we italians lacks, despite in our language the past participle of to be verb (stato=been that is consonant with State) should recall that We are the State as citizens. Very often we confuse this civic sense with love of country or with the knowledge of national hymn.

When some bad story is told by the press, in the generic unresponsability and the buck passing ("it is the fault of something else") is reported as their role of mere technics that never takes decisions, always taken by someone else at a higher level above them.

Really - as recently the news teach us - if the trains do not work as they should, if the public services are in deprecated state, the cause must be searched in the thick strate of public burocracy as well as in everyone that accomplicing them.

Because the managers lacks of hands, left alone they could not do sufficient damage. Who do the jobs are their employees and workers that stoned by communication media seems unable to understand how the single man activity can influence the complete society balance of which we are part.

And who is not part of state administration cannot claim himself out of responsability.
In these roaring times of service based economy, even the private companies which managers often lacks of any scruple and the final workers which at the end is reserved the physical execution of the requested work equally responsible.

Italian story is full of similar stories. So, everybody must learn to say NO.